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Davide

Davide

Gli Smarphone o i Tablet sono davvero dannosi per i nostri bimbi?

Smartphone e Tablet fanno ormai parte della nostra vita, così come quella dei nostri bimbi. Impariamo ad usarli nel modo corretto.

Lavori tutto il giorno, appena esci vorresti solo buttarti sul letto e dormire e…invece no! devi andare a prendere il bambino a scuola, portarlo agli allenamenti, attendere che finisca, altri 30 minuti (se va bene) di macchina e sei a casa. Pensi che sia finita? ovvio che non lo sia!

C’è la casa da pulire, preparare la cena, e tuo figlio vuole giocare con te…ed in quel momento pagheresti una intera vincita al Superenalotto pur di avere anche solo un’ ora per te stessa e rilassarti. Ed è in quel momento che ti appaiono sulle spalle il tipico angioletto e diavoletto dei cartoni animati per dirti cosa fare (o non fare).

L’angioletto ti riporta al senso del dovere, ad occuparti di tuo figlio dandogli il massimo dell’attenzione, a sistemare casa nel migliore dei modi, a preparare una cena che pure Cracco invidierebbe.

Il diavoletto invece ti consiglia di buttarti sul divano, ordinare una pizza e dotare il bimbetto di tablet su cui guardare i suoi cartoni preferiti.

Chi vincerà? è ovvio, il diavoletto, e a mani basse…

Il problema è che  poi sopraggiunge il senso di colpa…non tanto per le faccende di casa e la preparazione della cena (non siamo mica più nel medioevo dove la donna deve fare tutto) ma per aver lasciato il bambino davanti al tablet.

E’ un buon modo per passare il tempo? serve a darci il tempo necessario per le altre migliaia di attività giornaliere che dobbiamo affrontare?

Fino a qualche anno fa, prima dell’esplosione commerciale di questi device, la risposta sarebbe stata categorica.

Un tassativo NO scolpito nella pietra.

Le cose,tuttavia, sono cambiate negli ultimi anni, ed in parallelo con la diffusione di smartphone e tablet sono state effettuate ricerche sulla sicurezza nell’interazione tra questi strumenti ed i nostri bimbi, dai risultati tutt’altro che scontati.

il parere dei Pediatri

Secondo l’American Academy of Pediatrics (AAP), una delle istituzioni più autorevoli a livello internazionale in materia di salute dei bambini, non conta tanto il tempo passato davanti al tablet quanto la qualità del tempo stesso.

In realtà, un divieto c’è, ed è la stessa raccomandazione che prevede anche la Società Italiana di Pediatria, cioè quello di evitare l’utilizzo di device tecnologici prima dei due anni. Onestamente, non è impossibile e direi che si tratta di una indicazione di totale buon senso.

In questa fase dello sviluppo neonatale, infatti, i bambini devono assolutamente interagire in un ambiente reale e non virtuale. Lo spostamento dell’attenzione verso qualcosa di virtuale, potrebbe infatti portare a disturbi di tipo cognitivo.

Dopo i due anni.

Il discorso si complica dopo i primi anni di vita, poichè l’equilibrio tra un giusto utilizzo e la sovraesposizione a smartphone e tablet è sempre molto precario.

Sempre la Società Italiana di Pediatria, in un documento ufficiale riportato sull’ Italian Journal of Pediatrics, riporta precise indicazioni su quando NON utilizzare questi dispositivi.

Oltre al già citato divieto prima dei 2 anni di età, sono numerose le situazioni in cui si dovrebbe evitare:

  • Durante i pasti
  • almeno 1 ora prima di dormire
  • utilizzare lo smartphone come distrazione
  • utilizzare lo smartphone come “calmante” nei luoghi pubblici
  • visione di programmi dai contenuti violenti

Come già accennato precedentemente, i device tecnologici non sono il male assoluto, anzi. Si tratta di strumenti che, se usati in modo corretto, possono anche risultare molto efficaci per l’apprendimento del bambino.

Ma quali sono i modi corretti?

Sempre rifacendosi alla Società Italiana di Pediatria, tra i 2 ed i 5 anni bisognerebbe, ad esempio, evitare di passare più di 1 ora al giorno davanti allo schermo. Orario che passa a 2 ore per bambini dai 5 agli 8 anni.

Aggiungo che è sempre importante impostare le funzioni di blocco per contenuti inappropriati ed evitare che i nostri bimbi possano vedere scene  di violenza o altro non indicato per i minori.In ogni caso è sempre meglio essere presenti, soprattutto nei primi anni, mentre si utilizza un strumento elettronico.

Durante l’età prescolare il bambino impara infatti nuove parole in ogni situazione (youtube compreso 😉 ) ed  il sostegno di un genitore è fondamentale per integrare il significato di molti vocaboli e spiegare correttamente certe situazioni visualizzate sullo schermo.

Sempre rimanendo in ambito di età prescolare, ci sono tante app che possono aiutare l’apprendimento (per disegnare, ad esempio), quindi non tutto il male viene per nuocere.

In età più avanzate, l’accesso ad internet è poi una possibilità per espandere enormemente le proprie conoscenze, effettuare ricerche ed integrare quello che viene insegnato a scuola.

Chiaramente, come detto in precedenza, l’utilizzo di strumenti elettronici deve essere assistito dai genitori, che ne devono evitare l’abuso. Ci sono infatti tante controindicazioni e sono tanti i rischi di una sovraesposizione digitale per i nostri bimbi.

Si va da carenze neurocognitive, disturbi del sonno, disturbi dell’apprendimento, eccesso di peso corporeo, secchezza ed irritazione oculare per il troppo tempo passato davanti ad uno schermo (spesso anche a distanze ravvicinate).

In definitiva, è chiaro che tutti noi genitori rimpiangiamo i bei tempi dei giochi all’aperto e dei palloni incastrati sotto le automobili, ed è giustissimo far sì che i nostri bimbi possano vivere le stesse esperienze.

D’altro canto dobbiamo essere consapevoli di vivere in un’epoca in cui la tecnologia è profondamente integrata con la nostra vita, per cui è impossibile farne a meno, anche per i nostri figli.

Tuttavia, ricordiamoci che la tecnologia è SEMPRE uno strumento per imparare qualcosa o per trasformare operazioni difficili e complesse in qualcosa di più semplice.

Per cui va utilizzata per quello che è. Uno strumento, appunto.

Nessun device elettronico è infatti in grado di sostituirsi alle abilità cognitive ed emotive che un genitore può trasferire al proprio bambino. Un’indicazione che può sembrare banale e scontata, che però spesso rischiamo di dimenticare nella nostra sempre più incasinata quotidianità.

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