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Come annunciare l’arrivo del fratellino o della sorellina?

Annunciare l’arrivo del fratellino o della sorellina è un momento delicato: ecco alcuni consigli per affrontarlo senza ansie.

Quando arriva un secondo figlio può accadere che il fratello o la sorella maggiore non accolga bene la notizia e, successivamente, il nuovo o la nuova arrivata.

Come aiutare il tuo bambino o la tua bambina a vivere questo momento con serenità e creare da subito un forte legame con il fratellino o la sorellina? Ecco alcuni consigli che possono tornarti utili.

Come annunciare l’arrivo del fratellino o della sorellina?

La nascita di un fratello o di una sorella minore è spesso accompagnata da paure e domande su come comportarsi. Come reagirà? Quando dovrei dirglielo? Quali frasi sono appropriate?

Ecco alcuni suggerimenti:

  1. La sincerità prima di tutto
  2. Scegli con i modi e i tempi per dare la notizia
  3. Coinvolgi il fratello o la sorella più grande nei preparativi (se ha l’età giusta)
  4. Racconta com’è la vita con un bebè
  5. Decidete insieme i cambiamenti
  6. Non avere fretta!

1.      La sincerità prima di tutto

La prima regola da seguire è dire la verità. Parlate al vostro bambino o alla vostra bambina del fatto che sta per arrivare un fratellino o una sorellina utilizzando parole e concetti adatti all’età. Più i bambini sono piccoli, meno il discorso dovrà essere complesso.

2.      Scegli con cura i modi e i tempi per dare la notizia

 La percezione del tempo da parte dei bambini matura man mano che crescono e le loro capacità cognitive migliorano.

 I bambini piccoli hanno difficoltà a riconoscere le ore, i giorni e i mesi (senza dubbio li hai sentiti confondere ieri/oggi/domani), quindi attieniti a questa semplice regola: tanto più piccolo è il bambino, tanto più tardi puoi comunicarglielo. Anticipare troppo il momento potrebbe portare ad annunciare qualcosa che è troppo lontano nella mente del bambino, implicando che l’evento non avrà luogo.

È importante anche essere cauti nell’informare parenti e amici della gravidanza prima di dirlo ai vostri figli, perché c’è sempre il rischio che qualche commento involontario sveli la notizia in un momento poco oppportuno.

3.      Coinvolgi il fratello o la sorella più grande nei preparativi (se ha l’età giusta)

Il rapporto con i figli più grandi è molto diverso: discutere della gravidanza fin dai primi mesi ti offre la possibilità di coinvolgerli e farli sentire parte del nuovo progetto familiare. Ad esempio, fatti aiutare a scegliere qualche vestitino per il nuovo o la nuova arrivata e coinvolgi il tuo bimbo o la tua bimba più grande nella scelta del nome.

L’arrivo della sorellina o del fratellino porterà inevitabilmente un po’ di scompiglio, ma riuscirete a superarlo al meglio.

4.      Racconta com’è la vita con un bebè

Un altro punto chiave da ricordare (e non solo in questa occasione) è quello di informare il bambino su ciò che sta succedendo e su ciò che accadrà. Descrivete i comportamenti del neonato e spiegate che lui o lei con il tempo imparerà a sorridere, giocare, camminare, parlare… È anche una buona idea far capire che un neonato richiede l’attenzione di entrambi i genitori così come del fratello maggiore. In questo modo, lo coinvolgerete nel processo di accudimento e crescita.

5.      Decidete insieme i cambiamenti

Un altro suggerimento utile è quello di farti aiutare nei preparativi, ad esempio nell’allestire la cameretta del nuovo fratellino o sorellina o nel riorganizzare la cameretta già esistente.

Lascia che i bambini esplorino, maneggino e magari provino la culla, il passeggino e il fasciatoio. Una delle caratteristiche dell’infanzia è la curiosità.

6.      Non avere fretta!

Proponi questi cambiamenti gradualmente. La gradualità è, infatti, il metodo più efficace per cambiare lentamente le abitudini del piccolo, lasciando il tempo di essere compreso.

Sfrutta il periodo della gravidanza per fare un po’ di shopping tutti insieme! 

Secondo figlio e gelosia: cosa fare se il fratello o la sorella più grande la prova?

Spesso, la nascita di un fratellino o di una sorellina può causare qualche difficoltà al figlio o alla figlia più grande, che potrebbe sperimentare emozioni negative e rivalità come risultato di una percepita minore attenzione nei suoi confronti.

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È normale che i primogeniti si sentano un po’ a disagio con l’arrivo di un nuovo bambino. Possono sentirsi spiazzati e preoccuparsi di perdere il loro posto nel cuore dei genitori. Questo può portarli a sentirsi gelosi e non apprezzati, a fare capricci dopo la nascita della sorellina o del fratellino o ad avere crisi isteriche perché hanno la sensazione che il fratellino o la sorellina riceva più attenzione.

Regressione nascita fratellino: quanto dura e come affrontarla?

In questo contesto, molti bambini mettono in atto un meccanismo di regressione, che consiste in comportamenti quali:  

  • succhiarsi il pollice;
  •  tornare a fare la pipì a letto o nelle mutandine;
  • Rifiutare di addormentarsi da soli
  • adottare un linguaggio da bambini piccoli.

Si tratta di atteggiamenti del tutto naturali, e passeggeri, che i figli più grandi adottano quando in casa c’è un bebè: possono essere una richiesta di attenzione, ma anche un modo di adeguarsi alla situazione per assicurarsi le stesse attenzioni di prima da parte dei genitori.

Se tra i due bambini non c’è una grossa differenza di età, può anche capitare che il più grande rallenti un po’ i suoi progressi nella crescita, ma si tratta comunque di una fase passeggera.

In entrambi i casi, è importante non rimproverare né sottolineare la regressione ma, invece, premiare i progressi e le conquiste che accompagnano tuo figlio o tua figlia più grande verso l’autonomia.

Più si riesce a rassicurare il primogenito o la primogenita sull’affetto dei genitori, prima questi atteggiamenti regressivi spariranno.

Come affrontare la gelosia di fratelli e sorelle maggiori?

La gelosia è il sentimento più frequente e comune che l’uomo prova in ogni momento della sua vita e deve essere accolto come un fenomeno naturale. Per la prima volta nella sua vita, tuo figlio o tua figlia maggiore avrà un rivale per conquistare l’affetto di mamma e papà, e vedrà il fratello o la sorella come un intruso. Come affrontare un’eventuale gelosia verso il nuovo o la nuova nata?

  1. offrite al vostro bambino o bambina più grande rassicurazioni sul vostro amore nei suoi confronti, per aiutarlo sentirsi abbastanza forte da affrontare questo importante cambiamento;
  2. attenzione ai vizi. Anche se si può essere tentati di dare attenzioni speciali o fare frequenti regali per alleviare la gelosia del fratello o sorella più grande;
  3. coinvolgi tuo figlio o tua figlia maggiore nei preparativi per l’arrivo prima e nella cura del fratellino o sorellina quando sarà a casa, ad esempio facendoti aiutare al momento del cambio del pannolino o del bagnetto;  
  4. ritaglia uno spazio quotidiano in cui dedicare del tempo solo a tuo figlio o a tua figlia maggiore, per giocare insieme o leggere una fiaba, perché non si senta messo o messa da parte.

Arrivo del fratellino o della sorellina: libri per fratelli e sorelle maggiori

Per aiutare i figli più grandi a superare le difficoltà nell’accettare il nuovo o la nuova arrivata, può essere utile leggere insieme dei libri che parlano dell’argomento. Eccone alcuni utili e interessanti:

OffertaBestseller No. 1
Fratellino
  • Arzallus Antia, Amets (Autore)
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Divento fratellino maggiore!
  • Editore: Gribaudo
  • Autore: Barbara Franco
  • Collana: Quid+. Prime sfide
  • Formato: Libro rilegato
  • Anno: 2022
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OffertaBestseller No. 5
… E questa pancia? Ediz. a colori
  • Martin, Patricia (Autore)
Sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger, un modo diverso di vedere il mondo

La sindrome di Asperger è una condizione poco conosciuta che può dare origine a straordinarie capacità in alcuni individui. Scopri le caratteristiche che la distinguono e come questa sindrome può essere un valore aggiunto, permettendo di eccellere in determinati campi. Da Mozart a Einstein, i geni Asperger hanno lasciato un’impronta nella storia.

In questo articolo esploreremo le sfaccettature di questa affascinante condizione neurologica, tra pregi e difetti. Capire la sindrome di Asperger può aiutare a comprendere meglio chi ne è affetto, superando pregiudizi e favorendo l’inclusione sociale.

Continua a leggere per scoprire un mondo diverso, fatto di routine consolidate, interessi ossessivi ma anche di mente brillanti e innovative.

Sindrome di Asperger: Caratteristiche e difficoltà di comunicazione

Nell’ambito della psichiatria, esiste una condizione conosciuta come sindrome di Asperger. Questa sindrome, descritta per la prima volta negli anni Quaranta dallo psichiatra Asperger, è caratterizzata da un insieme di sintomi che, nonostante possano sembrare bizzarri o strani, non hanno nulla a che fare con l’intelligenza del soggetto.

Le persone affette da sindrome di Asperger, infatti, possono avere un’intelligenza perfettamente normale, ma la loro condizione si manifesta attraverso comportamenti ripetitivi, un’ossessione per certi rituali e difficoltà nella comunicazione con gli altri.

Non si tratta di una semplice “stranezza” quotidiana, ma di un disturbo che incide profondamente sulla vita quotidiana del soggetto e delle persone che gli stanno intorno.

Le caratteristiche della sindrome di Asperger possono manifestarsi sia in adulti non diagnosticati che in bambini. Nonostante la causa di questa sindrome sia ancora sconosciuta, i soggetti affetti mostrano una persistente alterazione nei comportamenti sociali e nelle relazioni. Spesso, affrontano la vita con rituali molto specifici e ripetitivi, e tendono a fissarsi ossessivamente su un argomento di interesse, del quale conoscono ogni minimo dettaglio.

La sindrome di Asperger è considerata una delle possibili forme di autismo; tuttavia, a differenza di altre forme, non è associata a un ritardo del linguaggio o a un ritardo cognitivo. Le persone affette da questa condizione possono vivere una vita quotidiana senza particolari difficoltà, ma i loro comportamenti specifici sono ciò che li identifica all’interno dello spettro autistico.

Un aspetto distintivo della sindrome di Asperger è un disturbo della comunicazione. Non parliamo di una mancanza totale di comunicazione, ma di una difficoltà nel comprendere e interpretare il linguaggio non letterale, come le metafore o il doppio senso. Questa difficoltà deriva da un fenomeno noto come empatia cognitiva: mentre una persona con sindrome di Asperger può comprendere perfettamente le emozioni altrui, potrebbe non capire il linguaggio implicito o figurato. Questo può portare a una mancanza di interesse per l’amicizia o per il gioco di ruolo nei bambini, e a una generale mancanza di reciprocità sociale.

La sindrome di Asperger può quindi essere mal interpretata da coloro che non ne sono a conoscenza, a causa del comportamento unico e distintivo delle persone che ne sono affette.

Leggi anche: Plusdotazione nei bambini : cos’è e come riconoscerla

“Le caratteristiche della sindrome di Asperger: mancanza di prosodia, difficoltà nella comunicazione verbale e interessi limitati”

Una persona affetta da sindrome di Asperger può sembrare presuntuosa o egocentrica, ma la realtà è molto più complessa. Non si tratta di disprezzo per gli altri, ma piuttosto della difficoltà di interfacciarsi con il mondo esterno. Il linguaggio di una persona con sindrome di Asperger è solitamente molto preciso e attento ai dettagli, ma spesso manca di prosodia, cioè l’intonazione e la modulazione della voce durante il discorso che possono cambiare notevolmente il significato di una frase.

La prosodia, infatti, può cambiare completamente il significato di una frase. Ad esempio, la frase “Ma sei sicuro?” può avere un tono di sorpresa, dubbio o sarcasmo a seconda dell’intonazione, ma una persona con sindrome di Asperger potrebbe non riuscire a cogliere queste sfumature. Questa difficoltà si riflette anche nel linguaggio tangenziale, un modo di esprimersi tipico delle persone con Asperger.

Una persona con sindrome di Asperger può iniziare un discorso con un obiettivo preciso, ma via via che il discorso prosegue, può distanziarsi da quest’ultimo per perdersi nei dettagli di ciò che sta dicendo. Questo tipo di conversazione, che manca di sarcasmo e ironia, può essere difficile da seguire per chi ascolta. Inoltre, una persona con sindrome di Asperger potrebbe non essere in grado di riconoscere se l’interlocutore sta perdendo interesse o vuole interrompere la conversazione.

La comunicazione non verbale rappresenta un altro aspetto complesso per le persone con sindrome di Asperger. Questi individui tendono a concentrarsi sul significato letterale di ciò che viene detto, e possono non essere in grado di interpretare le espressioni facciali, il linguaggio del corpo o il contatto visivo. Questo, considerando che le parole rappresentano solo il 7% del nostro modo di comunicare, può creare notevoli difficoltà nelle interazioni sociali.

Un altro aspetto distintivo della sindrome di Asperger è la presenza di interessi molto specifici e ossessivi. Una persona con questa condizione potrebbe avere un interesse limitato, ma profondo, in un argomento specifico, sul quale è in grado di conoscere ogni minimo dettaglio.

I segni distintivi della sindrome di Asperger

Le persone con sindrome di Asperger possono avere interessi molto specifici e a volte insoliti. Possono, ad esempio, memorizzare l’intero elenco telefonico, i codici delle fotocamere, le targhe delle macchine o i nomi di pianeti e stelle. Questi interessi possono sembrare estranei alla vita quotidiana, e in alcuni casi possono anche apparire inutili. Ad esempio, potrebbe sembrare strano che qualcuno conosca l’elenco di tutte le videocamere sul mercato, senza aver alcun interesse nella fotografia o nella videografia.

Anche la ripetitività è una caratteristica comune nella sindrome di Asperger. Questi individui possono avere rituali specifici, come aprire sempre la porta in un certo modo, iniziare un discorso con le stesse parole, o disporre gli oggetti in un ordine particolare. Questa routine e ripetitività possono dare loro un senso di sicurezza.

Un altro aspetto della sindrome di Asperger è la presenza di movimenti stereotipati e peculiari, un fenomeno noto come “stimming”. Questi movimenti possono includere agitare le mani, toccarsi il mento, tamburellare le dita sulla sedia, o far tremare una gamba. Questi comportamenti sono spesso più evidenti quando la persona è agitata, preoccupata o molto interessata a qualcosa. Nonostante possano assomigliare ai tic, sono più controllati e spesso servono come un meccanismo di coping per gestire lo stress o l’ansia.

Infine, un’altra caratteristica della sindrome di Asperger può essere una certa goffaggine o un rapporto difficile con il proprio corpo. Le persone con questa condizione possono avere una coordinazione motoria compromessa, che può manifestarsi in un movimento rallentato o mancanza di coordinazione e potrebbero trovarsi a disagio in situazioni che richiedono un forte coordinamento fisico o un’interazione sociale intensa. Ad esempio, potrebbe non essere la prima scelta per una squadra di calcio, non tanto per le sue abilità fisiche, ma per la sua difficoltà a relazionarsi con gli obiettivi di squadra. Potrebbe invece eccellere in uno sport individuale, ma in generale, il suo stile di movimento e comportamento potrebbe non renderlo un leader naturale nello sport. Piuttosto, potrebbe essere considerato il “nerd” della classe o, in alcuni casi, potrebbe diventare il bersaglio di bullismo a causa della sua diversità.

Tuttavia, avere la sindrome di Asperger non preclude una vita normale o di successo. Ci sono molti esempi di individui con sindrome di Asperger che hanno raggiunto risultati straordinari nelle loro vite. Albert Einstein, Wolfgang Amadeus Mozart e Greta Thunberg sono solo alcuni esempi di individui con questa condizione che hanno lasciato il segno nel mondo. La loro capacità di concentrarsi intensamente su un obiettivo specifico, la loro meticolosità per i dettagli e la loro tenacia possono essere un grande vantaggio in molti ruoli.

Elon Musk, il visionario dietro Tesla e SpaceX, è un altro esempio di una persona con sindrome di Asperger che ha avuto un grande successo. Quindi, mentre la sindrome di Asperger è parte dello spettro dell’autismo, non ha necessariamente la stessa gravità o livello di difficoltà. Ogni individuo è unico e può vivere una vita piena e significativa.

Conclusione

In conclusione, la sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico caratterizzato da una persistente alterazione nelle relazioni sociali e da comportamenti rigidamente routinari. Pur avendo difficoltà di comunicazione, le persone con sindrome di Asperger non presentano deficit cognitivi e possono condurre una vita indipendente, arrivando anche al successo in vari campi, come dimostrano esempi illustri quali Mozart e Greta Thunberg. Questo dimostra che ogni persona, indipendentemente dalle sue fragilità, può trarre forza dalle proprie peculiarità e passioni. Non è forse questa una sfida con cui tutti dobbiamo confrontarci per dare un senso alla nostra esistenza?

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La normativa italiana sui seggiolini per auto per bambini: tutto quello che c’è da sapere

La sicurezza dei bambini durante gli spostamenti in auto è di fondamentale importanza e deve essere sempre garantita attraverso l’uso di appositi seggiolini omologati. In Italia, la normativa che regola l’utilizzo dei seggiolini per auto per bambini è l’articolo 172 del Codice della Strada. In questo articolo, vedremo in dettaglio cosa prevede la legge italiana in materia di seggiolini auto e come scegliere il più adatto alle esigenze dei nostri figli.

Articolo 172 del Codice della Strada: le disposizioni principali

L’articolo 172 del Codice della Strada stabilisce che i bambini di statura inferiore a 1,50 metri debbano viaggiare in auto utilizzando un sistema di ritenuta omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il sistema di ritenuta deve essere adeguato al peso e alle dimensioni del bambino, e deve essere installato correttamente sul sedile dell’auto.

In particolare, la legge prevede che per i bambini di altezza inferiore a 1,25 metri sia obbligatorio l’utilizzo di un seggiolino con schienale. Questo perché, rispetto ai dispositivi senza schienale (abilitati solo per bambini con altezza superiore a 1,25 metri), i seggiolini con schienale offrono una maggiore protezione in caso di incidente, soprattutto per la parte superiore del corpo e per la testa del bambino.

La conformità alla normativa è attestata da un’etichetta presente sul seggiolino, che indica la certificazione di omologazione. È importante controllare la presenza di tale etichetta al momento dell’acquisto, in quanto un seggiolino non omologato non garantisce un adeguato livello di sicurezza e, inoltre, la sua utilizzazione è sanzionata dalla legge.

Classificazione dei seggiolini auto in base al peso del bambino

I seggiolini auto vengono classificati in diverse categorie omologate, in base al peso del bambino. Tale classificazione è necessaria per garantire che il seggiolino sia in grado di assicurare il bambino in modo efficace e confortevole. Di seguito, riportiamo una tabella esplicativa che indica le varie categorie di seggiolini omologati e i relativi intervalli di peso dei bambini:

Categoria Peso del bambino Età approssimativa
Gruppo 0 fino a 10 kg 0-9 mesi
Gruppo 0+ fino a 13 kg 0-15 mesi
Gruppo 1 da 9 a 18 kg 9 mesi – 4 anni
Gruppo 2 da 15 a 25 kg 3-6 anni
Gruppo 3 da 22 a 36 kg 6-12 anni

È importante scegliere il seggiolino in base al peso del bambino e non in base all’età, poiché il peso è il parametro che determina la capacità del seggiolino di assicurare il bambino correttamente. Inoltre, va tenuto in considerazione che alcuni seggiolini possono essere adatti a più categorie di peso: in questo caso, si parla di seggiolini “multigruppo“.

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Come scegliere il seggiolino giusto

Al di là della classificazione per peso, è importante valutare anche altri fattori nella scelta del seggiolino auto più adatto al nostro bambino, come ad esempio:

  • La facilità di installazione: un seggiolino che si installa facilmente ridurrà il rischio di errori nel montaggio, che potrebbero compromettere la sicurezza del bambino.
  • La possibilità di regolazione: un seggiolino che possa essere regolato in base alla crescita del bambino garantirà un maggiore comfort e un adeguato sostegno.
  • La compatibilità con l’auto: è importante verificare che il seggiolino sia compatibile con il modello di auto in nostro possesso, in modo da poterlo installare correttamente.

Le caratteristiche di sicurezza aggiuntive: alcuni seggiolini offrono ulteriori dispositivi di sicurezza, come ad esempio il sistema ISOFIX, che ne migliora l’ancoraggio al sedile dell’auto, riducendo il rischio di errori di installazione.

Sanzioni previste per la violazione della normativa

La normativa italiana prevede sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di utilizzare un seggiolino omologato per bambini di statura inferiore a 1,50 metri. Nello specifico, la sanzione prevista dall’articolo 172 del Codice della Strada è una multa che va da 80 a 323 euro, oltre alla decurtazione di 5 punti dalla patente di guida. Inoltre, in caso di violazione della normativa, l’agente può disporre l’immobilizzazione del veicolo fino a quando non viene installato un seggiolino conforme alle disposizioni di legge.

Esenzioni dalla normativa per taxi e auto a noleggio con conducente

La legge prevede alcune eccezioni all’obbligo di utilizzo del seggiolino per i bambini di statura inferiore a 1,50 metri. In particolare, tale obbligo non si applica ai taxi e alle auto a noleggio con conducente, a condizione che il bambino sia comunque assicurato con le cinture di sicurezza presenti sul sedile. Questa esenzione si giustifica con la difficoltà di adeguare rapidamente il veicolo a seconda delle diverse esigenze dei passeggeri.

In conclusione, la normativa italiana sui seggiolini per auto per bambini è pensata per garantire la massima sicurezza dei nostri figli durante gli spostamenti in auto. Per questo motivo, è fondamentale scegliere un seggiolino omologato in base al peso del bambino e installarlo correttamente sul sedile dell’auto. Allo stesso tempo, la legge prevede sanzioni per chi non rispetta queste disposizioni e alcune eccezioni per i veicoli a noleggio con conducente e i taxi.

Sicurezza del bambino in auto

Seggiolino auto per bambini: il tuo alleato per un viaggio sicuro

Purtroppo, molti genitori ancora sottovalutano l’importanza della sicurezza stradale per i propri figli. Non appena si è in macchina, il seggiolino auto diventa l’elemento fondamentale per garantire la protezione dei bambini. Nonostante ciò, molti ignorano questa verità e considerano il seggiolino solo una formalità, trascurando il fatto che può essere l’unica barriera tra la vita e la morte dei propri figli in caso di incidente stradale. Anche se il tragitto è breve o i bambini sembrano tranquilli, la legge obbliga all’utilizzo del seggiolino e ogni genitore dovrebbe considerarlo come un dovere morale verso i propri figli. In definitiva, la sicurezza stradale dei bambini non può essere vista come un optional, ma deve essere una priorità assoluta.

Viaggiare in sicurezza: ecco perché il seggiolino auto è indispensabile

Ci sono molte ragioni per cui i bambini sono particolarmente vulnerabili in caso di incidenti con impatto laterale. Pensiamo ad esempio alla parte superiore del corpo: il loro collo e la loro testa sono proporzionalmente più grandi rispetto al resto, il che li rende più suscettibili alle lesioni. Oltretutto, i seggiolini auto per bambini sono progettati per proteggere i più piccoli in caso di collisione frontale, il che significa che possono non fornire la stessa protezione in caso di impatto laterale. Tutto ciò significa che è particolarmente importante che i genitori scelgano seggiolini adeguati e che li installino correttamente, al fine di minimizzare i rischi per i loro bambini in caso di incidente stradale.

Sicurezza dei bambini in auto, comportamenti da evitare

Molte persone potrebbero essere tentate di tenere il loro bambino tra le braccia durante un viaggio in macchina, ma è importante considerare i rischi che ciò comporta. La sicurezza del bambino è la priorità assoluta e il seggiolino auto è lo strumento migliore per garantirla. Non solo protegge il bambino in caso di urto laterale, ma riduce anche il rischio di spostamento del bambino sotto le cinture durante le collisioni frontali. E le norme stradali sono molto chiare: un bambino non può essere trasportato in macchina senza un apposito seggiolino auto. Assicurarsi che il seggiolino sia installato correttamente è altrettanto importante, per garantire che il bambino sia al sicuro e stabile durante il viaggio. Anche la legge ci dice quindi che la sicurezza del bambino deve sempre venire prima di tutto, e i seggiolini auto sono uno strumento essenziale per garantirla durante i viaggi in macchina.

Sicurezza in auto: regole e misure seggiolino

La sicurezza dei nostri piccoli è una priorità assoluta e, per questo, la normativa sui seggiolini per auto prevede regole ferree da rispettare. La buona notizia è che, seguendo le indicazioni, si può viaggiare in auto in totale serenità e senza temere sanzioni. Ricordate: per i bambini al di sotto dei 150 centimetri di altezza, è obbligatorio utilizzare un seggiolino omologato, adeguato alla loro età e peso. Ma non preoccupatevi, c’è una vasta scelta di modelli disponibili sul mercato, così da poter trovare quello più adatto alle vostre esigenze. Invece, per i più grandi, la normativa concede una certa libertà, ma viaggiare senza seggiolino non è mai consigliabile, nemmeno per brevi tragitti. E poi, per evitare brutte sorprese, ricordate sempre che il mancato utilizzo di seggiolini per auto comporta una sanzione amministrativa che può variare tra gli 83 euro e i 333 euro. La sicurezza dei nostri figli non ha prezzo, quindi scegliete sempre il meglio per loro e godetevi il viaggio in totale tranquillità.

bambino con asma e dottore

Giornata Mondiale dell’Asma 2023: focus sulla prevenzione e diagnosi precoce nei bambini

La Giornata Mondiale dell’Asma, che si terrà il 2 maggio 2023, vedrà la SIMRI (Società Italiana di Medicina Respiratoria Infantile) promuovere una campagna di valutazioni spirometriche pediatriche gratuite in circa 30 centri italiani dedicati alla pneumologia pediatrica. L’iniziativa coinvolge anche la Società Italiana di Pediatria e associazioni di pazienti come AsmAllergia Bimbi e Federasma e Allergia.

L’asma colpisce tra i 100 e i 150 milioni di persone a livello globale, con il 10% dei bambini italiani affetti da questa patologia. L’evento intende aumentare la conoscenza dell’asma e migliorarne il trattamento, focalizzandosi sull’importanza della prevenzione nelle fasce sociali più deboli e sui paesi a basso e medio reddito.

1. L’asma pediatrica: un problema globale

L’asma è una patologia cronica che colpisce le vie respiratorie e si manifesta attraverso episodi ricorrenti di respiro sibilante, difficoltà respiratoria, sensazione di oppressione toracica e tosse. Si tratta di un problema globale, che interessa tra i 100 e i 150 milioni di persone a livello mondiale, e rappresenta una delle malattie croniche più comuni nell’infanzia. In Italia, si stima che il 10% dei bambini sia affetto da asma, con una prevalenza in aumento negli ultimi decenni.

La Giornata Mondiale dell’Asma 2023 vuole porre l’accento sulla prevenzione e la diagnosi precoce della malattia, soprattutto nei bambini e nelle fasce sociali più deboli e nei paesi a basso e medio reddito, dove l’accesso ai servizi sanitari e alle terapie adeguate può essere limitato.

2. Valutazioni spirometriche gratuite per i bambini

Per promuovere la diagnosi precoce dell’asma e aumentare la consapevolezza riguardo questa patologia, la SIMRI ha deciso di organizzare una campagna di valutazioni spirometriche pediatriche gratuite. Questi esami, che misurano la funzionalità respiratoria e sono fondamentali per la diagnosi dell’asma, saranno disponibili in circa 30 centri italiani dedicati alla pneumologia pediatrica.

L’iniziativa coinvolge anche altre importanti entità, come la Società Italiana di Pediatria e associazioni di pazienti come AsmAllergia Bimbi e Federasma e Allergia, che si uniscono all’obiettivo comune di favorire la prevenzione e il trattamento dell’asma nei bambini.

Leggi anche: La sindrome di Tourette nei bambini

2.1 L’importanza della spirometria nella diagnosi dell’asma

La spirometria è un esame fondamentale per la diagnosi dell’asma, in quanto misura la funzionalità respiratoria e permette di valutare la presenza di ostruzione bronchiale, tipica di questa patologia. Attraverso la misurazione del volume d’aria inspirato ed espirato e della velocità con cui l’aria viene spostata nei polmoni, lo specialista può infatti valutare la gravità dell’asma e stabilire il trattamento più appropriato per il paziente.

2.2 Come accedere alle valutazioni spirometriche gratuite

Per accedere alle valutazioni spirometriche gratuite per i bambini previste dalla campagna promossa dalla SIMRI, sarà necessario consultare l’elenco dei centri italiani dedicati alla pneumologia pediatrica che aderiscono all’iniziativa e contattarli direttamente per fissare un appuntamento. L’elenco sarà disponibile sul sito della SIMRI e sulle pagine web delle associazioni coinvolte.

3. Prevenzione e trattamento dell’asma: strategie e consigli

La Giornata Mondiale dell’Asma 2023 intende anche sottolineare l’importanza della prevenzione e del trattamento adeguato dell’asma, soprattutto nei bambini e nelle fasce sociali più deboli e nei paesi a basso e medio reddito, dove l’accesso ai servizi sanitari e alle terapie adeguate può essere limitato. Di seguito, alcune strategie e consigli per prevenire e trattare l’asma.

3.1 Prevenzione dell’asma

Le cause dell’asma non sono ancora del tutto chiare, ma si sa che la malattia ha un’origine multifattoriale, che coinvolge sia fattori genetici sia ambientali. Tra i fattori ambientali, alcuni possono essere modificati per ridurre il rischio di sviluppare l’asma, come:

  • – Evitare il fumo di sigaretta e l’esposizione passiva al fumo
  • – Mantenere una buona qualità dell’aria in casa, evitando l’uso eccessivo di prodotti chimici e l’eccesso di umidità
  • – Ridurre l’esposizione ad allergeni come pollini, acari e peli di animali
  • – Evitare le infezioni respiratorie, soprattutto nei primi anni di vita
  • – Mantenere una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo

3.2 Trattamento dell’asma

Il trattamento dell’asma si basa su diverse strategie, che possono comprendere:

  • – La somministrazione di farmaci broncodilatatori e anti-infiammatori, da usare al bisogno o come terapia di fondo
  • – La rieducazione respiratoria, che prevede l’apprendimento di tecniche di respiro per migliorare la funzionalità respiratoria e ridurre i sintomi dell’asma
  • – Il monitoraggio continuo della funzionalità respiratoria, attraverso esami come la spirometria
  • – L’educazione del paziente, che comprende l’informazione sulle cause e i sintomi dell’asma e le strategie per evitarne le riacutizzazioni

4. In conclusione

La Giornata Mondiale dell’Asma è un’occasione importante per sensibilizzare la popolazione sull’asma, una patologia cronica che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto i bambini.

L’iniziativa promossa dalla SIMRI per offrire valutazioni spirometriche gratuite nei centri italiani dedicati alla pneumologia pediatrica è un passo importante verso la diagnosi precoce e la prevenzione della malattia, soprattutto nelle fasce sociali più deboli e nei paesi a basso e medio reddito.

L’invito è dunque a partecipare attivamente alle iniziative promosse in occasione della Giornata Mondiale dell’Asma e a diffondere la conoscenza su questa patologia, per migliorare la qualità della vita dei bambini affetti da asma e delle loro famiglie.

Bambino e dottore

La sindrome di Tourette nei bambini

La sindrome di Tourette è un disturbo neurologico che inizia solitamente durante l’infanzia e provoca tic motori e vocali involontari. Sebbene non esista una cura definitiva, è possibile alleviare i sintomi attraverso interventi psicologici, terapie comportamentali e farmacologiche. In questo articolo, esaminiamo le diverse opzioni di trattamento e come queste possono essere adattate in base alla gravità del disturbo.

Cos’è la sindrome di Tourette?

La sindrome di Tourette è un disturbo neurologico caratterizzato dalla presenza di tic involontari motori e/o vocali. Questi tic si verificano spesso in modo ripetitivo e possono variare nel tempo e in intensità. I tic motori possono includere movimenti semplici, come l’ammiccamento degli occhi, oppure più complessi, come saltare o tirarsi i capelli. I tic vocali, invece, possono consistere nello schiarirsi la voce, pronunciare parole o frasi senza senso o, nei casi più gravi, utilizzare linguaggio volgare o offensivo (coprolalia).

La sindrome di Tourette inizia generalmente nell’infanzia e raggiunge il suo picco durante gli anni dell’adolescenza. La sua prevalenza è stimata tra lo 0,4% e lo 0,9% dei bambini e degli adolescenti e colpisce circa tre volte più i maschi rispetto alle femmine.

Cause e fattori di rischio

Sebbene non sia stata ancora identificata una causa precisa della sindrome di Tourette, è noto che sia il risultato dell’interazione tra fattori genetici e ambientali. Alcuni studi suggeriscono anche che vi sia una disfunzione nella comunicazione tra alcune aree del cervello, in particolare quelle coinvolte nella regolazione dei movimenti e della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore.

I fattori di rischio per la sindrome di Tourette possono includere:

  • Storia familiare: esiste una predisposizione genetica al disturbo, e i bambini con parenti affetti da sindrome di Tourette hanno una probabilità maggiorata di svilupparla.
  • Sesso: i maschi hanno una probabilità maggiore di sviluppare la sindrome rispetto alle femmine.
  • Fattori ambientali: esposizione a infezioni o a fattori stressanti durante la vita pre- e post-natale può aumentare il rischio di sviluppare il disturbo.

Diagnosi della sindrome di Tourette

La diagnosi della sindrome di Tourette si basa sui seguenti criteri diagnostici:

  • Presenza di tic motori multipli e uno o più tic vocali, anche se non necessariamente contemporaneamente.
  • I tic si sviluppano prima dei 18 anni.
  • I sintomi sono presenti per almeno un anno, anche se possono verificarsi periodi di remissione temporanea.

Non esiste una causa organica, come una lesione cerebrale o l’uso di farmaci, che possa spiegare i tic. La diagnosi viene solitamente effettuata da un neurologo o da uno specialista in disturbi del movimento. Inoltre, il medico prenderà in considerazione eventuali condizioni associate alla sindrome di Tourette, come disturbi dell’umore, dell’ansia, deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD) e disturbi dell’apprendimento.

Trattamento della sindrome di Tourette nei bambini

Valutazione della necessità di trattamento

Il trattamento della sindrome di Tourette nei bambini varia in base alla gravità della disabilità e alla presenza di eventuali problemi psichiatrici associati. Per i casi lievi, in cui i sintomi non interferiscono significativamente con la vita quotidiana del bambino, potrebbe non essere necessario alcun trattamento specifico. Tuttavia, per i casi moderati o gravi, è importante scegliere un approccio terapeutico adeguato.

Terapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è un approccio non farmacologico utilizzato per ridurre la frequenza e l’intensità dei tic. La CBT si concentra sulla comprensione dei meccanismi che innescano i tic e sulla gestione delle situazioni stressanti che li esacerbano. Inoltre, il terapeuta può insegnare al bambino tecniche di rilassamento e di gestione dello stress, come il respiro profondo e la meditazione, per aiutare a controllare i tic.

La terapia di abilitazione agli stimoli (HRT) è una specifica tecnica terapeutica utilizzata nella sindrome di Tourette. In questo approccio, il bambino viene aiutato a diventare maggiormente consapevole della sensazione che precede un tic e, poi, ad adottare un comportamento antagonista che impedisce l’esecuzione del tic.

Farmacoterapia

Se i sintomi della sindrome di Tourette sono gravi e interferiscono significativamente con la vita quotidiana del bambino, il medico può prescrivere farmaci per controllare i tic. La scelta del farmaco va basata sul rapporto rischi/benefici e sulla presenza di eventuali problemi psichiatrici associati. I farmaci utilizzati nel trattamento della sindrome di Tourette includono:

  • Antidopaminergici: agiscono come antagonisti dei recettori della dopamina e sono i farmaci di prima scelta per il trattamento della sindrome di Tourette. Tra questi, il pimozide e l’aripiprazolo hanno mostrato la maggiore efficacia nel controllo dei tic.
  • Alfa-agonisti: come la guanfacina e la clonidina, sono utilizzati anche nel trattamento dell’ADHD e possono essere utili nei casi di sindrome di Tourette associata a ADHD.
  • Benzodiazepine: come il clonazepam, sono utilizzate principalmente per i tic che non rispondono ai farmaci antidopaminergici o per i tic associati a disturbi d’ansia.
  • Botox: iniezioni di tossina botulinica possono essere utili per il trattamento di tic localizzati a specifici gruppi muscolari, come la bocca, il collo o la spalla.

Tuttavia, è importante notare che tutti questi farmaci possono causare effetti collaterali, alcuni dei quali gravi, e il loro uso deve essere monitorato attentamente dal medico.

Supporto e follow-up

Oltre alla terapia cognitivo-comportamentale e alla farmacoterapia, è importante instaurare un ambiente di supporto e comprensione per il bambino affetto da sindrome di Tourette. Ciò può essere raggiunto attraverso la collaborazione tra genitori, insegnanti, medici e terapisti, allo scopo di promuovere l’autostima e l’autonomia del bambino, nonché di favorire la sua integrazione nella scuola e nella società.

Inoltre, è importante effettuare un follow-up regolare con il medico per monitorare i progressi del bambino e valutare eventuali cambiamenti nel trattamento o nuove problematiche associate.

Conclusioni

La sindrome di Tourette è un disturbo neurologico che colpisce l’infanzia e che provoca tic motori e vocali involontari. Nonostante non esista una cura definitiva, è possibile attenuare i sintomi della sindrome attraverso trattamenti specifici come la terapia cognitivo-comportamentale e la farmacoterapia, scelti accuratamente in base alla gravità del disturbo e alle eventuali condizioni associate.

Il supporto e la comprensione da parte di genitori, insegnanti, medici e terapisti sono fondamentali per garantire il benessere e lo sviluppo armonico del bambino affetto dalla sindrome di Tourette.

neonato che dorme

Come abituare un neonato ad addormentarsi da solo?

Quando nasce un bambino, soprattutto se si tratta del primo figlio, è normale trovarsi un po’ spaesati e non sapere come risolvere certe problematiche. Una delle domande più frequenti è senza ombra di dubbio come abituare un neonato ad addormentarsi da solo.

Difatti, capita spessissimo di dover svolgere delle attività che non si possono posticipare ma, puntualmente, trovare il bambino o la bambina piangere, mandando all’aria l’intera giornata.

In questa breve guida cercheremo di illustrare qualche rimedio utile per far addormentare il vostro pargolo, così da poter finalmente terminare i vostri impegni quotidiani senza creare confusione.

Perché è utile abituare un bambino a dormire da solo?

Molti potrebbero pensare che far addormentare un bambino da solo non sia utile, in quanto necessita sempre di attenzioni da parte del genitore. Tuttavia, rendere un neonato indipendente sin dalla tenera età può aiutare a non creare un legame troppo forte con i genitori.

Se si crea quest’abitudine prima del primo anno di vita, il bambino eviterà di rifugiarsi nel letto dei genitori in caso di incubi, paure o altri bisogni non impellenti durante la notte. Inoltre, col passare degli anni, alcuni processi di distaccamento necessari, come la rimozione del ciuccio o la fine dell’utilizzo dei pannolini, diventa ancora più semplice.

Ovviamente, abituare un neonato a dormire da solo non è per niente semplice, e deve essere una decisione presa da entrambi i genitori, che dovranno collaborare insieme per rendere il processo fattibile, evitando di consolare troppo il bambino.

Di conseguenza, si devono eliminare i sensi di colpa quando si sente il bambino piangere. Certo, ciò non significa che il neonato deve essere abbandonato a sé stesso, ma si devono comunque ponderare le proprie decisioni e cercare di non pensare che sia del tutto incapace.

D’altronde, i vantaggi sono molteplici:

  • i genitori possono svolgere più facilmente e con tranquillità le proprie attività quotidiane, senza dover controllare il bambino in continuazione;
  • il bambino prende più consapevolezza di sé stesso, scoprendo che è in grado di svolgere alcune cose in modo totalmente indipendente;
  • col passare degli anni, il distaccamento dal genitore avviene in modo più veloce e naturale;
  • il bambino acquisisce una maggiore sicurezza e self-confidence.

Come iniziare ad abituare un neonato a dormire da solo

Per iniziare a far addormentare il proprio bambino è sempre consigliabile iniziare dalla tenera età. Questo renderà più semplice l’intero processo, anche se nelle fasi iniziali può risultare complicato. Difatti, è normale che il bambino pianga ininterrottamente, ma bisogna cercare di lasciarlo sfogare per un po’ di tempo prima di correre in suo “soccorso”.

Abituarlo troppo alle coccole farà pensare al neonato che senza l’aiuto dei genitori non riuscirà a dormire da solo. La conseguenza è che, nel momento in cui si sveglia di notte, dovrete svegliarvi anche voi per andarlo a consolare.

Un ulteriore consiglio è quello di mettere il bambino nella culla mentre è solo un po’ assonnato, in modo che riesca ad addormentarsi completamente da solo. Se dovesse iniziare a piangere, provare ad attendere almeno 3 minuti prima di andare in suo soccorso e, nel caso in cui vi troviate nella stanza con lui, cercare di stare insieme il meno possibile, senza metterlo in braccio anche se continua a piangere.

Se ricomincia a piangere dopo averlo calmato, attendere almeno 5 minuti e, se piange nuovamente dopo il secondo tentativo, aspettare 10 minuti prima di consolarlo nuovamente.

Man mano che si va avanti, bisogna attendere sempre qualche minuto in più. In questo modo il neonato creerà da solo un’abitudine che, nel giro di una o un paio di settimane, gli consentirà di addormentarsi da solo senza l’aiuto dei genitori.

L’utilità dei baby monitor per abituare un neonato a dormire da solo

È ovvio che se il bambino piange, si addormenta e torna nuovamente a piangere, alzarsi in continuazione durante la notte può diventare faticoso. A tal proposito, esistono strumenti di grande utilità come i baby monitor, prodotti pensati appositamente per semplificare il monitoraggio del proprio bambino.

Il funzionamento è semplice: si piazza un baby monitor nella propria stanza o, comunque, nel luogo in cui ci si trova in quel momento, e un secondo baby monitor nella stanza in cui sta dormendo il bambino.

I modelli di base sono simili a dei walkie-talkie, e si sintonizzano sulle stesse frequenze radio per recepire eventuali rumori o pianti emessi dal bambino. I modelli di ultima generazione, invece, riproducono anche una schermata video oltre al suono, riprendendo il bambino in modo da capire cosa sta effettivamente succedendo.

Esistono addirittura prodotti top di gamma che monitorano battiti cardiaci, respiro del neonato e qualità del sonno, funzionando da allarmi nei momenti di emergenza, ad esempio in caso di ritmi cardiaci o respiratori irregolari.

Di conseguenza, un baby monitor offre tantissimi vantaggi, risultando praticamente essenziale per ogni genitore che si ritrova a dover ritagliare il proprio tempo per svolgere le varie attività quotidiane.

Scopri la classifica dei migliori baby monitor in circolazione se vuoi iniziare ad abituare il tuo bambino ad addormentarsi da solo!

Difatti, oltre al “semplice” monitoraggio del bebè, un baby monitor consente di consolare il bambino nel caso in cui inizi a piangere, sussurrando nel dispositivo delle parole di conforto. Si tratta, quindi, di una soluzione molto pratica e al contempo economica per creare una vera e propria abitudine, evitando di alzarsi in continuazione.

Conclusioni

Abbiamo visto brevemente come abituare un neonato ad addormentarsi da solo. Certamente, non si tratta di un’attività semplice, ma vale la pena fare qualche sacrificio subito dopo la nascita in modo da guadagnare tantissimi benefici nel lungo termine, sia per la propria persona che per il bambino stesso.

Come abbiamo già accennato, usare un baby monitor può risultare di fondamentale importanza in questi casi, in quanto rappresentano soluzioni economiche ma al contempo estremamente efficienti. 

protezioni antitrauma per bambini

A scuola con le protezioni antitrauma per bambini

Un bambino deve frequentare la scuola nel modo più sereno possibile imparando ad ascoltare, giocare insieme agli altri, apprendere tante nozioni di vario tipo che serviranno nel suo futuro. Sappiamo bene però, che gli scolari soprattutto di età infantile, una volta varcata la porta dell’istituto scolastico, diventano anche più agitati per via dell’incontro coi propri amici, quindi la possibilità di vederli correre tra i corridoi e le aule didattiche è elevata.

Ricordiamo che la scuola non solo forma l’alunno con lo studio ma deve garantire al suo interno una certa sicurezza. Ecco che in tutti questi anni delle aziende competenti nel settore scolastico della prevenzione e della protezione, hanno studiato nei minimi dettagli tutti i potenziali pericoli presenti in una scuola e poi successivamente realizzato diverse tipologie di protezioni antitrauma per gli ambienti indoor.

Le migliori tipologie di rivestimenti protettivi per rendere più sicura una scuola materna

Il dirigente scolastico ha il compito di valutare i rischi presenti nelle varie aree scolastiche focalizzandosi sulle diverse attività svolte al suo interno, per capire quali possono essere gli elementi più pericolosi che rischiano di impedire una lezione sicura. E’ proprio per questo motivo che le scuole vengono arredate con delle coperture di protezione antitrauma, con la finalità di salvaguardare l’incolumità degli studenti.

In particolar modo, ci sono vari supporti che in più occasioni possono rivelarsi delle fonti di rischio, per esempio:

  • Copritermo per bambini adatti a termosifoni, radiatori, termoconvettori, caloriferi;
  • Angolari e paraspigoli per Angoli e spigoli di muro;
  • Paracolpi per sporgenze pericolose;
  • Sedute per cordoli e muretti di cemento;
  • Tappetini per pavimenti e aree gioco.

Quali caratteristiche presentano le protezioni antiurto scolastiche?

Ci sono molti vantaggi che portano la scelta finale verso l’allestimento delle morbide coperture antitrauma in una scuola. La prima è senza dubbio la gomma soffice di cui sono composte, dotata di un’alta capacità di assorbimento dell’urto valido anche per l’ambito sportivo, in grado di attutire il colpo e diminuire le probabilità di infortunio.

Gli angolari spesso e volentieri, sono la soluzione migliore poiché grazie alla loro forma ad “L” o “C” di vari spessori sono applicabili in più punti e superfici di ogni materiale per esempio: legno, cemento, ferro, vetro, pietra e metallo.

Un altro elemento che non va trascurato e sottovalutato è il calorifero, che può nascondere varie insidie a causa del suo calore che emana ma anche dalle sue sporgenze altrettanto pericolose. I copritermo, testati a norma UNI 10809:1999, sono un toccasana perché hanno molteplici valori.

Sono costituiti da dei tubolari plastici in PVC, personalizzabili in altezza, in larghezza ed in profondità, potendo anche scegliere diversi colori per ogni tubo, raccordi e distanziali, arredando così l’ambiente in modo più vivace e gradevole alla vista. Anch’essi sono adattabili a più tipi di materiali, come: plastica rigida, ghisa, alluminio, acciaio.

Un sistema di fissaggio di facile fattura per una scuola più sicura

L’installazione delle morbide protezioni antitrauma scolastiche può essere eseguita in vari modi in base al supporto interessato. Quando trattiamo gli angolari in gomma, si può decidere di ricorrere a del biadesivo oppure a della colla specifica per garantire una lunga stabilità nel tempo.

I copritermosifoni invece, vengono montati in maniera rapida a muro attraverso delle staffe a doppia sicurezza ad incastro, studiate appositamente per essere aperte solamente dagli adulti, garantendo in egual modo il passaggio del calore ma allo stesso tempo impedendo ai bimbi di scottarsi.

Un tassello da non dimenticare è la pulizia della superficie in gomma andando ad utilizzare semplicemente un panno umido ed un detergente non aggressivo, così da poter mantenere intatte le sue funzioni.

box per bambino

I migliori box per bambini: caratteristiche, modelli e prezzi

Quando in casa arriva un bebè ci sono molti acquisti da fare, alcuni effettivamente utili ed altri un po’ meno. Nella prima categoria rientrano, tra le altre cose, i box per bambini.

Anche tu vorresti acquistarne uno ma prima desideri saperne di più? In questa guida troverai tutte le informazioni utili sui box per bambini e sulla guida alla scelta, in particolare sui fattori da considerare al momento dell’acquisto.

Infine ti mostreremo alcune proposte, davvero molto interessanti, di box per bambini tra le quali scegliere.

Cos’è un box per bambini ed a cosa serve

Il box per bambini è una struttura chiusa confortevole e soprattutto sicura, pensata per lasciare il bambino libero di compiere i suoi primi movimenti all’interno di uno spazio delimitato.

I pareri sull’utilizzo del box sono talvolta discordanti, nel senso che c’è chi lo utilizza eccessivamente e chi, invece, lo demonizza a prescindere. Tuttavia, come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

Il box è un valido alleato per permettere ai genitori di svolgere delle piccole faccende in casa, pur prestando attenzione al bambino ma anche per permette a quest’ultimo di iniziare ad esplorare in autonomia lo spazio circostante.

Come e quando si usa il box per bambini

Idealmente il box andrebbe utilizzato attorno ai 6/8 mesi di vita del bambino, cioè quando il piccolo ha già una stabilità, almeno da seduto, ma non è troppo grande da sentirsi costretto in uno spazio troppo piccolo.

Per quanto riguarda il tempo di utilizzo, il bambino dovrebbe restare nel box per un tempo limitato e sarebbe consigliabile controllare di tanto in tanto che stia bene. Ovviamente all’interno del box è fondamentale non introdurre oggetti o giocattoli potenzialmente pericolosi.

Per rendere il box un luogo piacevole ed accogliente per il bambino è importante non utilizzarlo mai come luogo in cui metterlo in punizione in seguito ad un litigio e poi è importante ricordare che ciascun bambino ha dei tempi differenti.

Questo significa che ci sono bambini che ad 8 mesi hanno una mobilità in fase di sviluppo ed altri che invece già si muovono abbastanza liberamente. Per questi ultimi, il box potrebbe risultare troppo costrittivo, quindi è bene osservare sempre il comportamento del bambino per capire il suo stato d’animo all’interno del box.

Questo, infatti, dev’essere un luogo di gioco e scoperta in cui il bambino possa effettivamente sentirsi a suo agio.

Come scegliere il box: tutte le caratteristiche da considerare

Si fa presto a parlare di box per bambini, in realtà però questi possono presentare delle differenze sostanziali tra loro. Del resto, l’offerta presente sul mercato è davvero vasta e variegata in maniera tale che ognuno possa trovare il modello conforme alle proprie esigenze ed a quelle del bambino.

Vediamo insieme quali sono tutte le principali caratteristiche da considerare prima di decidere quale box per bambini acquistare.

La tipologia

La prima caratteristica che permette di differenziare i box per bambini è la tipologia. In particolare, è possibile suddividerli in due categorie che, per comodità, chiameremo box o recinti.

I box presentano una struttura fissa chiusa sui 4 lati, generalmente in rete morbida, ed una base di appoggio confortevole ed eventuali accessori che vedremo più avanti.

I recinti, invece, consistono in un sistema modulare in modo che l’area si possa modificare a proprio piacimento, inoltre presentano quasi sempre un cancelletto apribile dal quale, anche gli adulti, possono entrare nell’area di gioco del bambino che così si sentirà meno isolato.

La forma e le dimensioni

La forma dei box per bambini è quasi sempre rettangolare o triangolare, mentre per quanto concerne le dimensioni ce ne sono alcuni con dimensioni fisse ed altri, come i recinti, con dimensioni regolabili.

I box quadrati di solito hanno misure standard di 100X100 cm, ma non mancano poi modelli più grandi e spaziosi perfetti soprattutto se si hanno due o più bambini.

Per quanto concerne il peso, questo può variare dagli 8 kg circa per i modelli più leggeri sino a circa 15 kg per quelli più grandi e robusti.

In ogni caso, consigliamo di considerare sempre lo spazio che si ha a disposizione perché, per quanto possa essere bello un box più grande, se questo dovesse occupare una superficie abbondante della camera, potrebbe risultare poco pratico poi, ad esempio rendendo difficili i movimenti all’interno della stanza. Il risultato? Si correrebbe il rischio di non utilizzarlo mai, o quasi.

I materiali

I materiali impiegati per la realizzazione di box per bambini devono necessariamente essere atossici (EN 71) e privi di ftalati (direttiva 2005/84/CE). La maglia della rete deve essere sufficientemente stretta da impedire che il bambino possa infilarci le dita per provare ad allargarle.

Attenzione soprattutto al bordo superiore, generalmente rivestito in PVC. Spesso i bambini tendono a mordere questa parte, pertanto è importante che il PVC sia privo di ftalati e cloruro di polivinile.

La base dev’essere realizzata in materiale sicuro ed antisfondamento ed è fondamentale che il box riporti il marchio CE.

Inoltre, i migliori box riportano il peso massimo supportato ed è bene attenersi a questo dato. Se poi si cerca una soluzione adatta anche agli adulti, meglio optare per un recinto privo di base e costruirla, ad esempio, con i classici puzzle morbidi per bambini.

Gli accessori ed optional

Per quanto concerne gli accessori, questi possono essere davvero molteplici e variano da modello a modello, vediamo però quali sono i principali.

  • Maniglie per permettere al bambino di sollevarsi
  • Tappetino removibile per facilitarne la pulizia
  • Peluches o altri giocattoli
  • Cerniera per l’apertura della rete per consentire una più agevole entrata del bambino.

Il prezzo

In merito ai prezzi, molto dipende da quanto si è disposti a spendere, questo perché il fatto che vi sia un mercato così ricco fa sì che i prezzi siano competitivi e che ce ne siano per tutte le tasche.

In generale, comunque, il prezzo di un box per bambini che sia valido e di buona qualità varia da un minimo di € 50 circa per i modelli più semplici sino a circa € 150 per i modelli più grandi e più accessoriati.

I 5 migliori box per bambini

Dopo questi cenni introduttivi, ecco 5 box per bambini dalle caratteristiche davvero interessanti che abbiamo selezionato per te, tra questi potresti certamente trovare quello più adatto alle tue esigenze ed a quelle del tuo bambino.

1 – Box Lene per bambini 3 in 1 di Lionelo

Il box modello Lene di Lionelo è un prodotto versatile, completo e con un rapporto qualità/prezzo davvero vantaggioso.

Lionelo è un brand che si occupa di prodotti per l’infanzia testati per essere in grado di soddisfare i più elevati standard di sicurezza e comfort, per tali ragioni abbiamo selezionato questo box.

Il modello Lene è un 3 in 1, infatti si trasforma all’occorrenza in : box, lettino da viaggio e tappeto da gioco, in dotazione ci sono anche anche una borsa molto comoda per il trasporto ed un lettino da viaggio pieghevole che misura 93x24x22 cm.

Una volta aperto, il box misura 100x100x76 cm, è dunque abbastanza spazioso da permettere a due bambini di giocare all’interno liberamente, per cui è perfetta se si hanno due gemelli, due fratelli con poca differenza d’età o anche figli di amici e parenti che spesso giocano insieme.

Il materiale è sicuro, resistente all’abrasione ed è semplice da pulire con un panno umido mentre i lati sono in rete traspirante di buona qualità. Sulla base vi sono due ruote che ne facilitano il trasporto mentre i freni rendono il box più sicuro.

Grazie all’apertura laterale è ancora più semplice far entrare ed uscire il bambino dal box anche in autonomia. Infine, il sistema LockGuard protegge il box dal ripiegamento accidentale mentre i bordi arrotondati aumentano la sicurezza per il piccolo.

2 – Box Sleep ‘n Play SQ di Hauck

Tra i prodotti più interessanti del brand tedesco Hauck, abbiamo individuato il box modello Sleep ‘n Play SQ, un prodotto di qualità, capiente e versatile ma al tempo stesso anche pratico da trasportare e da conservare quando non lo si utilizza, ma vediamolo più da vicino.

Il box, disponibile in colorazione grigia con dei disegni sul bordo superiore, trasmette fin da subito un senso di stabilità e, sotto il profilo estetico, è ben curato e si adatta bene ad ogni ambiente.

Il contenuto della confezione soddisfa a pieni voti, comprende infatti un materassino pieghevole, una borsa per il trasporto ed un pratico lettino da viaggio, per cui il box è molto comodo da utilizzare sia a casa che in vacanza o dai nonni e parenti. Infatti, il box si richiude facilmente ed occupa davvero poco spazio, per cui lo si può trasportare in auto davvero senza problemi.

È anche molto leggero, infatti pesa poco più di 8 kg ed ha una portata massima di 15 kg, per cui accompagna il bambino nella sua crescita anche sino a 2 anni.

Una volta aperto, la base del box ha una forma quadrata e misura 90X90 cm per cui uno spazio più che sufficiente per permettere ad un bambino di muoversi e giocare al suo interno. Questa, inoltre, è morbida e confortevole, così il piccolo potrà giocare o riposare in assoluta sicurezza.

I materiali impiegati sono sicuri, atossici e di qualità, inoltre la rete presente sui 4 lati garantisce un’ottima traspirabilità e consente di osservare sempre ciò che fa il piccolo al suo interno e lui, al tempo stesso, non avvertirà un senso di isolamento.

3 – Open box di Chicco

Uno tra i brand di articoli dedicati all’infanzia più apprezzati e conosciuti in assoluto è certamente Chicco. Da oltre 60 anni, Chicco distribuisce in circa 120 Paesi i suoi prodotti, da sempre sinonimo di sicurezza ed affidabilità.

Per chi cerca solo il meglio, l’Open box di Chicco è un prodotto da non perdere, vediamo perché.

Ciò che inizialmente cattura l’attenzione è l’estetica curata nel minimo dettaglio, del resto i bambini, soprattutto quelli un po’ più grandi, sono attratti anche da questo aspetto e Chicco pensa proprio a tutto.

Con la sua sgargiante colorazione arancione ed il tappetino decorato, l’open box diventerà in pochissimo tempo un luogo amato dal tuo bambino. Inoltre, il tappetino, dotato anche di una discreta imbottitura, si può rimuovere ed in questo modo risulta più semplice da lavare e poi si può utilizzare come materassino anche fuori dal box.

La struttura è solida e robusta, a forma quadrata dalle dimensioni di 89 x 89 x 102 cm e può reggere sino ad un peso massimo di 15 kg. Sul bordo superiore sono presenti 4 maniglie alle quali si possono poi agganciare maniglie più lunghe acquistabili separatamente per permettere al bambino di alzarsi da solo. Alle maniglie si possono poi collegare giochi ed altri accessori.

Una caratteristica davvero molto interessante consiste nel fatto che il tappetino è ricco di attività tattili e sensoriali che stimolano non solo le capacità visive ma anche la sensibilità tattile del bambino.

I quattro lati sono realizzati in rete morbida e traspirante ma anche resistente e garantiscono sempre una buona ventilazione all’interno del box, pertanto lo si può tranquillamente utilizzare anche durante la stagione estiva.

La chiusura e semplice ed intuitiva ed il trasporto è reso agevole dalla presenza di un’apposita borsa offerta in dotazione.

4 – Recinto per bambini pieghevole di Yoleo

Un’esplosione di forme e colori, ecco come potremmo descrivere questo meraviglioso recinto per bambini di Yoleo che fin da subito attira l’attenzione di grandi e piccini per il suo aspetto allegro e divertente.

Il recinto di Yoleo permette ai bambini di giocare sia al suo interno e sia all’esterno interagendo con il lato esterno dei pannelli, in questo modo è possibile anche per gli adulti giocare con i bambini senza entrare nel recinto.

Tra lune, stelle ed altre decorazioni, tutti i pannelli che compongono questo recinto, che sono ben 14, sono interattivi, offrono cioè al bambino delle attività nelle quali cimentarsi. Ad esempio, su un pannelli è presente una piccola lavagnetta mentre su un altro vi è un orologio, perfetto per insegnare ai bambini a leggere l’orario.

Sotto il profilo della praticità, questo recinto è imbattibile: si può decidere la forma, rettangolare, rotonda, quadrata o altro, si possono utilizzare tutti i pannelli o solo una parte e lo spazio totale è abbastanza ampio da permettere a più di un bambino di giocarvi all’interno. Inoltre, quando non lo si utilizza, si può facilmente richiudere e riporre anche in uno spazio piccolo.

Non essendoci una base, ma si può comunque utilizzare un normale tappetino o materassino, non vi sono limiti di peso, pertanto il box è destinato ad una fascia di età davvero molto ampia che va da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 6 anni circa.

Ciascun pannello è realizzato con materiale HDPE non tossico, privo di BPA, inodore ed assolutamente sicuro. Non sono presenti spigoli o irregolarità con le quali il bambino potrebbe farsi male.

5 – Box per bambini di Angelbliss

Se hai molto spazio a disposizione e sei alla ricerca di un box per bambini che sia davvero capiente e spazioso dove il tuo piccolo possa muoversi liberamente anche con altri bambini, allora questo box di Angelbliss è certamente ciò che fa al caso tuo.

Il box di Angelbliss stupisce prima di tutto per le sue dimensioni, infatti il box misura 180 x 150 x 68 cm, pesa poco meno di 8 kg ed è in grado di reggere l’incredibile peso di 50 kg, pertanto va bene per far giocare anche più bambini assieme.

La struttura di questo box è davvero di altissima qualità a partire dai materiali utilizzati sino al montaggio semplice ed intuitivo anche per chi non ha molta dimestichezza. l’installazione è resa ancor più agevole grazie ad un connettore brevettato il cui design consente di montare i pezzi in modo sicuro e veloce.

Il box è realizzato in rete traspirante e leggera che assicura una ventilazione ottimale ed in doppio telo Oxford 210D ad alta densità, traspirante e morbido resistente ai morsi del bambino e semplice da lavare.

È presente anche una potente ventosa che impedisce al box di spostarsi mentre il bambino vi gioca al suo interno, per cui la sicurezza di questo prodotto è davvero elevata.

Lateralmente è presente un punto di accesso, con apertura a cerniera, per permettere ai piccoli di entrare autonomamente all’interno del box. L’apertura su tutti i lati, per mezzo della rete, permette di controllare sempre ciò che avviene all’interno dell’area di gioco.

Il box è disponibile in due colorazioni, grigio e nero, entrambe molto belle ed abbinabili a tanti stili di arredamento.

Considerando le dimensioni e la qualità del prodotto, il rapporto qualità/prezzo è decisamente interessante.

Come spiegare la guerra ai bambini

Come spiegare la guerra ai bambini e ai giovani: consigli utili per i genitori

Come genitori, uno dei nostri compiti principali è quello di proteggere i nostri figli e aiutarli a capire il mondo che li circonda. Questo può essere difficile quando si tratta di argomenti come la guerra.

È importante essere onesti con i nostri figli, ma dobbiamo anche trovare un modo per spiegare cose che possono essere difficili da capire per loro.

In questo articolo parleremo di come spiegare la guerra ai bambini e ai giovani.

Vi forniremo anche alcune risorse che possono aiutarvi a discutere ulteriormente questo argomento con la vostra famiglia.

Come parlare della guerra ai tuoi figli

Il desiderio di pace è qualcosa che attraversa tutti i confini e non conosce nazionalità. Il desiderio di porre fine alla violenza è una cosa intrinsecamente umana, eppure, le guerre continuano ad essere combattute.

Se sei un genitore, è probabile che un giorno ti troverai di fronte all’arduo compito di spiegare questi concetti ai tuoi figli. Come spiegare qualcosa che voi stessi potreste non comprendere appieno? È importante affrontare la conversazione con onestà e apertura.

Spiegate che la guerra è un evento tragico e complicato, ma sottolineate che ci sono anche storie di speranza e resilienza in mezzo a tutto questo. Aiutate vostro figlio a vedere che anche nei momenti più bui c’è sempre spazio per la gentilezza e la compassione.

La guerra tra Russia e Ucraina è entrata prepotentemente nelle nostre case ormai da un mese, tutti i media ormai ne parlano costantemente, quindi è diventato fondamentale capire come spiegare la guerra a bambini e ragazzi.

Proprio come gli adulti, anche i bambini sono in apprensione per il destino di questo conflitto e inseguono i notiziari nel tentativo di ottenere rassicurazioni in merito. Per questo motivo, i bambini ricevono una quantità incontrollata di informazioni che potrebbero essere sconvolgenti senza il nostro intervento moderatore, ed è essenziale essere tempestivi e sapere cosa dire.

La cosa migliore da fare è evitare di dare spiegazioni che dipingano una parte come il male e l’altra come il bene. Dovremmo anche evitare di usare termini come “stanno combattendo per il loro paese”, perché questo potrebbe far sentire il bambino insicuro. Cerca invece di concentrarti sulle storie umane e spiega che le persone sono prese nel mezzo di un conflitto che va oltre il loro controllo.

È anche essenziale sottolineare che ci sono molti modi per aiutare, sia grandi che piccoli. I bambini possono donare vestiti o cibo, scrivere lettere di sostegno o anche solo imparare di più sulla cultura e la storia di questi Stati. Incoraggia i tuoi figli ad essere curiosi e a fare domande. La guerra è un argomento complesso e va bene se non capiscono tutto subito.

La cosa più importante è che sappiano che possono venire da te per qualsiasi domanda o preoccupazione.

Le domande dei bambini sulla guerra

Come genitore, vi dovrete confrontare con le domande dei vostri figli sugli argomenti difficili della vita.

Una delle domande più comuni è “Perché si fa la guerra?

Può essere una domanda difficile a cui rispondere, ma è importante cercare di stimolare le riflessioni di vostro figlio e incoraggiare una discussione aperta. Un modo per farlo è evitare di dare una risposta semplice, in bianco e nero. Invece, cercate di incoraggiare vostro figlio a pensare ai diversi fattori che possono portare al conflitto. Quali sono le ragioni per cui la gente va in guerra? Quali sono le conseguenze della guerra? Come possiamo prevenire la guerra? Queste sono tutte domande complesse che non hanno risposte facili.

Quando i bambini sono molto piccoli, le storie possono essere un modo utile per introdurli ad argomenti difficili come la guerra. Le fiabe che presentano personaggi che vivono un conflitto possono aiutare i bambini a capire che queste cose accadono nel mondo, e fornire loro un senso di come affrontare emozioni difficili come la paura e la rabbia. Quando i bambini crescono, è importante parlare della guerra in modo più realistico, aiutandoli a capire il contesto e le cause del conflitto. Tuttavia, è anche importante non banalizzare le esperienze di coloro che sono stati colpiti dalla guerra. Ascoltando le domande e le preoccupazioni dei bambini, possiamo aiutarli a sviluppare una comprensione più profonda di questo tema complesso.

Un’altra domanda potrebbe essere “Chi sono i cattivi?

Di nuovo, è importante evitare di dare una risposta semplice. La verità è che ci sono molte prospettive diverse su chi sono i “cattivi” in qualsiasi conflitto. Aiuta tuo figlio a capire che le persone possono avere opinioni diverse e che ci sono spesso molti lati diversi di una storia. Incoraggiali a pensare a come diverse persone potrebbero vedere lo stesso evento. Ciò che potrebbe essere considerato buono o cattivo dipende dal tuo punto di vista.

Come promuovere la cultura della pace nei bambini: empatia e comprensione

È importante ricordare che i bambini sono costantemente bombardati da messaggi di violenza, sia attraverso le notizie, i film o i videogiochi. Di conseguenza, può essere difficile per i bambini sviluppare un senso di empatia e comprensione verso gli altri.

Un modo per aiutare a promuovere una cultura di pace è parlare ai bambini della guerra concentrandosi su azioni positive. Per esempio, piuttosto che concentrarsi sulla morte e la distruzione, si potrebbe invece evidenziare gli atti di gentilezza e umanità che spesso emergono durante i periodi di conflitto.

Così facendo, potete aiutare i bambini a vedere oltre la violenza e ad apprezzare l’importanza dell’empatia e della compassione. Inoltre, potresti anche incoraggiare i bambini a farsi coinvolgere in progetti che promuovono la pace, come scrivere lettere ai soldati, disegnare bandiere di pace o coinvolgerli in opere di beneficenza.

I migliori libri per spiegare la guerra ai bambini e alle bambine della scuola dell’infanzia

1.- Il cielo è di tutti di Gianni Rodari

Il cielo è di tutti” è un libro per bambini di Gianni Rodari che fa un ottimo lavoro per spiegare la guerra ai più piccoli. Con poche righe, Rodari pone una domanda tanto semplice quanto difficile: perché, se il cielo è di tutti (e senza confini), il mondo è diviso e non è di tutti? Un buon spunto di riflessione.

Il libro non fornisce risposte facili, ma incoraggia i bambini a riflettere sulla questione e a considerare diverse prospettive. “Il cielo è di tutti” è una lettura obbligata per ogni genitore o insegnante che cerca un modo per introdurre il concetto di guerra ai bambini piccoli.

2.- Il giorno che venne la guerra di Nicola Davies

Il giorno che venne la guerra di Nicola Davies è un libro scritto in modo semplice ma di grande impatto emotivo e che fa capire molto bene come si sente un bambino in guerra. Mentre viaggiano, sono testimoni dei terribili effetti del conflitto sulle persone intorno a loro, e alla fine si ritrovano in un campo profughi.

La storia è basata su eventi reali, e Davies cattura abilmente la paura, la confusione e la speranza di coloro che sono coinvolti nel conflitto. Il giorno che venne la guerra è un libro importante che aiuterà i bambini a capire la realtà della guerra e la crisi dei rifugiati.

3.- Leyla Nel mezzo di Sarah Garland

Leyla In the Middle di Sarah Garland è un libro che tratta temi toccanti e lavora sull’emotività del lettore portando a profonde riflessioni. Leyla e la sua famiglia fuggono da un paese in guerra, devono lasciare tutto: le loro cose, la loro casa, i loro sogni, per approdare in un luogo sconosciuto, tra persone che parlano una lingua per loro incomprensibile.

L’autrice ricrea perfettamente la sensazione di perdita che avvolge Leyla, riuscendo a farci capire la sua angoscia e la sua confusione. Questo è un libro che ci fa riflettere su molte cose: il significato della guerra, il valore della vita, l’importanza della famiglia… È un libro che rimane con te molto tempo dopo averlo letto.

occhi neonato

Come capire di che colore saranno gli occhi di un neonato

Non vedi l’ora di scoprire di che colore saranno gli occhi del tuo bambino o bambina? Ecco qualche informazione utile per aiutarti a capirlo.

Sei in attesa del tuo bambino e già fantastichi sul colore dei suoi occhi? Perché i neonati hanno gli occhi chiari? Da cosa dipende il colore degli occhi e quali sono i fattori determinanti?

In questa guida completa troverai tutto ciò che c’è sapere per capire di che colore saranno gli occhi di un neonato.

Colore degli occhi dei neonati: perché è così difficile capire come sarà?

Quando nasce un bambino tra i primi dettagli a cui si presta attenzione ci sono proprio i suoi occhi.

Quasi tutti i genitori cercano di capire, fin da subito, quale possa essere il loro colore. Infatti, è difficile stabilire con esattezza nei primi giorni (o mesi di vita) quale sarà il loro colore definitivo.

I bambini caucasici, che di solito nascono con occhi azzurri o comunque chiari, possono cambiare di molto il colore degli occhi, che può diventare scuro.

Diverso il discorso per i bambini afro-americani, ispanici o asiatici, che hanno già al momento della nascita degli occhi molto scuri e li mantengono tali nel corso del tempo.

Qual è il colore degli occhi più diffuso al mondo?

Vuoi conoscere qualche curiosità in più sui colori degli occhi e sulla loro diffusione nel mondo?

Il colore più diffuso tra la popolazione mondiale è il marrone, seguito dall’azzurro, dall’ambra ed infine dal verde. Il nero, da non confondersi con il marrone scuro, è davvero molto raro.

Vi sono poi condizioni particolari che sono anch’esse piuttosto rare come gli occhi cangianti, che si hanno quando le sfumature dell’iride si modificano, anche sensibilmente in base a fattori come la luce o la temperatura, oppure casi di eterocromia, una condizione in cui l’iride di un occhio ha un colore diverso dall’iride dell’altro.

Da che cosa dipende il colore degli occhi di un bambino?

Quando parliamo del colore degli occhi dobbiamo prendere in considerazione l’iride, una delle parti che insieme alla sclera (che è sempre bianca in condizioni di buona salute), e alla pupilla (che è sempre nera), compone la parte esterna dell’occhio.

Ma quali sono i fattori che determinano il colore dell’iride:

  • Il ruolo della genetica
  • La melanina
  • Colore occhi neonato: alcuni esempi pratici

Il ruolo della genetica

Nella determinazione del colore degli occhi la genetica riveste un ruolo centrale dal momento che la quantità di melanina presente nell’iride dipende dai geni che sono stati trasmessi al bambino dai suoi genitori.

Il colore degli occhi è, infatti, un tratto cosiddetto poligenico. Cosa vuol dire? Significa che dipende da più geni.

Quali sono questi geni? Sono 3 i geni principali che determinano il colore degli occhi: EYCL1, EYCL2, e EYCL3. Essi determinano i principali fenotipi del colore degli occhi cioè marrone, verde e azzurro.

Oltre a questi ci sono alcuni geni meno importanti che concorrono alla determinazione del colore definitivo degli occhi.

I geni possono essere di due tipi:

  • dominanti (occhi scuri);
  •  recessivi (occhi chiari).

Il gene dominante prevale sul recessivo e, di fatto, produce effetti sul tratto ereditario.

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Tuttavia, se in passato si riteneva che da due genitori con occhi scuri non potesse nascere un bambino con occhi chiari, ad oggi queste teorie sono state superate. Infatti, anche i geni recessivi hanno una loro influenza e per questo oltre al colore degli occhi dei genitori è bene considerare anche quello dei nonni.

La melanina

Il colore dell’iride dipende dalla quantità di melanina presente in questa parte dell’occhio. Si tratta dello stesso pigmento che determina il colore dei capelli e della pelle. Essa viene prodotta da cellule che prendono il nome di melanociti.

La quantità di melanina presente nell’iride dell’individuo è determinata in parte dai geni che il bambino ha ereditato ed in misura minore da altri fattori.

A bassi livelli di melanina corrispondono occhi azzurri, a livelli un po’ più alti si avranno occhi verdi o grigi mentre in presenza di una maggiore produzione di melanina gli occhi saranno marroni o neri.

Colore occhi neonato: alcuni esempi pratici

Come si traducono, in pratica, l’influenza della genetica e della melanina sul colore degli occhi dei bambini? Ecco alcuni esempi pratici che tengono conto del colore degli occhi dei genitori e dei nonni.

Padre con occhi scuri figlio di genitori con occhi scuri:

  • con mamma dagli occhi scuri figlia di genitori con occhi scuri: la possibilità che il bambino abbia gli occhi scuri arrivano al 95% circa
  • con mamma dagli occhi scuri figlia di un genitore con occhi chiari: figlio al 90% con occhi marroni
  • con mamma dagli occhi chiari: 80/85% di possibilità che il figlio abbia occhi scuri.

Padre con occhi scuri figlio di un genitore con occhi chiari:

    • con mamma dagli occhi scuri figlia di genitori con occhi scuri: figlio con occhi scuri al 90%

    • con mamma dagli occhi scuri figlia di un genitore con occhi chiari: figlio con occhi marroni al 75% ed occhi chiari ad 25%

    • con mamma dagli occhi chiari: 50% di possibilità che il bambino abbia gli occhi chiari e 50% che li abbia scuri.

Padre con occhi chiari:

    • con mamma dagli occhi scuri figlia di genitori con occhi scuri: 80/85% di probabilità che il bambino abbia gli occhi marroni

    • con mamma dagli occhi scuri figlia di un genitore con occhi chiari: 50% occhi chiari e 50% occhi scuri

    • con mamma dagli occhi chiari: fino al 99% di possibilità che il bambino abbia occhi chiari.

Perché i neonati hanno gli occhi chiari?

Una delle domande che ci poniamo più spesso quando ci interroghiamo sul possibile colore degli occhi dei nostri bambini è proprio questa: perché alla nascita i neonati hanno molto spesso gli occhi chiari?

Quando i bambini nascono capita spesso che abbiano gli occhi chiari, in particolare in tonalità che possono andare dall’azzurro al grigio.

Questo avviene perché nel corso della vita intrauterina i melanociti producono pochissima o nulla melanina. La produzione di questo pigmento viene poi stimolata dalla luce nel corso dei primi mesi di vita e come abbiamo detto in precedenza, è proprio la melanina uno dei principali fattori a determinare il colore degli occhi.

Per questo è necessario attendere del tempo prima di capire quale sarà il colore effettivo.

Leggi anche: 3 modelli di occhiali da sole per neonati sicuri

L’evoluzione del colore degli occhi

Nel grembo materno i melanociti non producono melanina, o ne producono molto poca, perché affinché questo avvenga è necessaria la presenza di luce, condizione appunto assente quando il bambino non è ancora nato.

Nei giorni immediatamente successivi al parto, il neonato presenta quasi sempre occhi chiari definibili lattiginosi e questo avviene perché la melanina non viene prodotta immediatamente bensì si tratta di un processo che richiede del tempo, dunque questo non è indicativo circa il colore definitivo.

Quando si definisce il colore degli occhi di un neonato?

Se fin dalle prime settimane il bambino dovesse avere occhi scuri, allora questi quasi certamente resteranno di quel colore. Il discorso cambia invece per gli occhi chiari che restano mutabili all’incirca fino ai 7/8 mesi.

È normale essere curiosi ed ansiosi di conoscere quello che sarà l’aspetto del proprio bambino col passare del tempo, in particolar in merito al colore dei suoi occhi.

Per una maggiore sicurezza, è bene aspettare che il bambino abbia compiuto un anno prima di stabilire di che colore saranno i suoi occhi, infatti in questo arco di tempo i livelli di melanina avranno modo di stabilizzarsi, sino a quel momento, infatti, questo potrebbe ancora mutare.

Curiosità sugli occhi dei bambini

Quando un bambino viene al mondo, la vista è il senso meno sviluppato, col passare dei mesi migliora l’acutezza visiva, la capacità di percepire i colori e di avere una visione nell’insieme più nitida, sia da vicino che da lontano.

Vediamo alcune curiosità circa gli occhi e la vista dei bambini molto piccoli che potrebbero tornare utili ai genitori e futuri tali.

  • Strabismo transitorio: la capacità di orientare gli assi visivi è un’abilità che il neonato sviluppa nei suoi primi sei mesi di vita, per questo prima del compimento dei 6/7 mesi potrebbe capitare di assistere ad episodi di strabismo che non dovrebbero generare allarme poiché normali e frequenti più di quanto si possa immaginare. Ovviamente se il fenomeno dovesse verificarsi ripetutamente, allora sarebbe meglio sentire il parare di un medico esperto in materia.
  • Vista da lontano: nei neonati la vista da lontano non è ben sviluppata, dunque possono vedere in maniera sfocata ciò che si trova ad una distanza superiore a 30 cm circa. È solo a partire dai 7/8 circa che i bambini cominciano non solo a vedere da lontano ma anche ad avere una percezione della profondità.
  • I neonati ed i colori: il neonato vede i colori fin dalle prima settimane di vita, ma a partire dai 3 mesi circa comincia a distinguere i colori primari, mentre le varie sfumature di uno stesso colore cominciano a percepirle col passare del tempo, comunque dopo i 9 mesi.
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Colore occhi neonato: domande e risposte

Vediamo ora alcune delle domande frequenti che i genitori o futuri genitori si pongono quando si parla di colore degli occhi, riassumendo in alcuni punti quanto detto in precedenza.

  • Perché alla nascita i bambini hanno gli occhi chiari?

Perché il colore dipende dalla quantità di melanina presente nell’iride ed al momento della nascita i melanociti non ne producono ancora poiché la produzione viene stimolata dalla luce che è assente nella vita uterina.

  • Quando il colore diventa definitivo?

Per stabilire con esattezza il colore degli occhi del bambino è necessario aspettare che compia il primo anno di vita anche se, spesso, è possibile determinarlo già verso i 7/8 mesi.

  • Se i genitori hanno gli occhi scuri il bambino può avere occhi chiari?

Se i genitori hanno entrambi gli occhi scuri, è bene considerare anche il colore degli occhi dei nonni, in caso di occhi chiaro vi sono delle probabilità che il bambino erediti questo aspetto.